Ci sono luoghi che raggiungi perché hai deciso di andarci.
E poi ce ne sono altri in cui, una volta arrivato, capisci che non avevi davvero fretta di ripartire.
I Laghi d’Olbe 2146m (Olbe seaber), sopra Sappada/Plodn, sono così.
La giornata comincia lasciandosi alle spalle il paese. Il sentiero sale con calma e, mentre si cammina, qualcosa cambia poco alla volta. I boschi si diradano, compaiono i primi prati e davanti agli occhi l’orizzonte comincia ad allargarsi.
È una salita che non chiede di essere affrontata di corsa.
Ad ogni passo la montagna si fa più presente, più vicina. Le cime di Sappada/Plodn iniziano a mostrarsi tra gli alberi, poi sempre più apertamente, mentre il sentiero conduce verso l’altopiano d’Olbe 2146m (Olbe seaber).
Qui il paesaggio racconta una storia antica. Le forme morbide delle conche e dei dossi erbosi, le rocce affioranti e gli spazi aperti sono il risultato del lento lavoro dei ghiacciai.
E poi arrivano loro.
I tre Laghi d’Olbe 2146m (Olbe seaber), uno ormai poco visibile.
Appaiono quasi all’improvviso, incastonati tra le montagne. Sono diversi per forma e dimensione, ma tutti hanno qualcosa che invita a fermarsi.
Il più orientale è il più grande e forse anche quello che rimane più facilmente negli occhi. L’acqua, verde e profonda, raccoglie i riflessi delle montagne e, nelle giornate limpide, restituisce l’immagine dei bianchi torrioni del Monte Righile.
Davanti a un panorama così, il passo rallenta naturalmente.
Ci si siede sull’erba. Si guarda.
Il vento passa leggero sui prati, le montagne stanno lì, immobili, e per qualche momento sembra che tutto il resto possa aspettare.
Poco distante, una cappella (Olbmmaindl) aggiunge un altro dettaglio a questo angolo appartato di montagna. È uno di quei particolari che forse non cerchi, ma che quando li incontri contribuiscono a rendere un luogo ancora più speciale.
Potrebbe essere questo il momento di fermarsi definitivamente.
Un pranzo al sacco sull’erba, qualche fotografia, il tempo per guardarsi intorno. Senza pensare alla distanza ancora da percorrere.
Ma la montagna, da qui, sembra avere ancora qualcosa da mostrare.
E allora vale la pena proseguire verso il Passo del Mulo 2356m.
Il sentiero continua a salire e, passo dopo passo, anche l’impressione cambia.
L’altopiano rimane alle spalle, gli alberi sono ormai lontani e l’altitudine dà la sensazione di essere entrati nel mondo delle vette.
Dal Passo del Mulo lo sguardo corre lontano.
Verso nord compaiono il Peralba e il gruppo Chiadènis-Avanza. Verso sud tornano a farsi riconoscere i Laghi d’Olbe, il Clap, il Siera, la Creta Forata e il Cimon.
È difficile scegliere dove guardare.
Ci si gira da una parte, poi dall’altra, quasi per paura di perdersi qualcosa.
Ed è forse proprio questo il bello di questa escursione: non c’è soltanto una meta. C’è tutto quello che succede prima di arrivarci.
Ci sono i boschi lasciati alle spalle, i prati che prendono il posto degli alberi, il primo scorcio sulle montagne, i resti e le testimonianze della Grande Guerra, l’acqua dei laghi che appare davanti agli occhi e poi quel panorama immenso che si apre dal Passo del Mulo.
Una giornata ai Laghi d’Olbe non si misura soltanto in chilometri e dislivello.
Si misura in passi lenti.
In silenzi.
In panorami che cambiano ad ogni curva.
In una pausa sull’erba, con lo zaino accanto e le montagne davanti.
In quel modo di vivere la montagna che richiama un escursionismo forse più semplice, più lento, meno preoccupato di arrivare che di esserci.
Un escursionismo che forse oggi si incontra sempre più raramente.
E soprattutto si misura in quel momento in cui arrivi ai laghi, li guardi e ti accorgi che non hai più voglia di andare da nessuna parte.
Ti fermi.
Respiri.
Guardi ancora una volta.
E per un po’ non c’è bisogno di andare oltre.
Un posto del Cuore.
Manuel Piller Hoffer da Sappada - Foto: ©Piller Hoffer Manuel