Il Sole di primavera
Famiglia e bambini

Il Sole di primavera

16/05/2026 Famiglia e bambini 2 min di lettura

Nei prati di primavera il tarassaco arriva senza chiedere permesso. Una mattina il verde è soltanto verde, quel primo verde così brillante , e il giorno dopo sembra che il sole abbia deciso di scendere a dormire sull’erba: migliaia di fiori gialli, ostinati e allegri, ondeggiano al vento.
A Sappada il tarassaco non è soltanto un fiore selvatico. È una presenza di stagione, quasi un parente che torna ogni anno. C’è chi raccoglie i fiori per preparare un decotto amarissimo, capace dicono di rimettere a posto tanti piccoli malanni. Io non ho mai avuto abbastanza coraggio per berlo: quell’amaro resta sulla lingua per troppo tempo.
Molto meglio lo sciroppo. I petali gialli vengono bolliti con acqua, zucchero e limone  trasformandosi in un liquido dorato che sa di prato e sole tiepido. Allungato con acqua fresca diventa una bibita che profuma di primavera; bevuto puro, invece, accompagna il dopopranzo come un piccolo segreto digestivo e depurativo, o per il mal di gola. Mi stupisco non abbiano ancora fatto la grappa!
Poi ci sono i germogli, le prime foglioline dentellate e verdissime. Raccolte giovani, quando sono ancora tenere, finiscono nell’insalata con uova sode e qualche goccia di aceto balsamico. Un piatto semplice, ma vivo: dentro c’è il gusto fresco della terra che si risveglia.
E infine il gioco. I bambini intrecciano i gambi formando coroncine e braccialetti, ridendo con le mani sporche di polline. Quel giallo intenso resta sulle dita e sui vestiti.
Forse è proprio questo il tarassaco: una pianta umile che non si limita a crescere nei prati, ma entra nelle stagioni della vita, nei sapori, nei giochi e nelle memorie di chi la raccoglie anno dopo.

Alessia Gattuso da Sappada

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